giovedì 23 marzo 2017

Alessandro Bilotta, tra Dylan Dog, Valter Buio e Mercurio Loi

Tra poco meno di quarantotto ore presenteremo Valter Buio in negozio.
Quale miglior occasione per scaldarci con una intervista al suo creatore, Alessandro Bilotta?



Come nasce Valter Buio?

Nasce dall’idea di raccontare degli esseri umani nel momento più intenso della loro vita, quello della morte. La figura dello psicanalista è la più adatta a esplorarli dall’interno. L’insieme di questi ragionamenti ha dato inizio a Valter Buio.


Dopo l'esperienza di Lazarus Ledd, è stata forse la serie italiana più di successo pubblicata da Star Comics. Come te lo spieghi?

I motivi del successo delle storie sono sempre imperscrutabili. Con Valter Buio ho avuto la possibilità di scrivere le storie che mi piacerebbe leggere, che mettono al centro i personaggi e i loro sentimenti. Penso che si scriva ciò che piacerebbe leggere con la presunzione che piaccia anche agli altri.


C'è qualcosa di Valter Buio in Mercurio Loi, che sta per esordire in una nuova proposta "regolare" per Bonelli?

La cosa che li accomuna è la città e l’autore che li scrive. L’obiettivo è sempre quello di raccontare gli esseri umani. Per il resto, Mercurio Loi è un personaggio più vitalista e sfaccettato di Valter Buio.


Dei tuoi lavori francesi, non si è visto nulla in Italia, paese dove, in effetti, il fumetto d'oltralpe non ha mai sfondato.
Sai se qualcosa si è mai mosso, o nessuno si è interessato?

Si era interessata la Magic Press per la pubblicazione di “Romano”, disegnato da Carmine Di Giandomenico, che è uno dei miei fumetti preferiti ed è più facilmente traducibile perché si tratta di un romanzo concluso. Però non è andata a buon fine.


Due parole su La Dottrina, che considero uno dei pochissimi capolavori realmente prodotti dal fumetto italiano: ci puoi parlare un po' della sua genesi?

Dopo una presentazione del genere, ogni cosa che posso dire a riguardo può solo minimizzare. Ci ho lavorato dieci anni con l’obiettivo un po’ folle di realizzare un’opera-mondo. È una riflessione sulla mia visione del linguaggio del fumetto e sul fatto che le avanguardie del Novecento siano il terreno fertile da cui il fumetto nasce in questo Paese e a cui attingere per trovarne una nostra visione.


Mi dici qualcosa sulla tua nomination ai Micheluzzi (i premi consegnati al Napoli Comicon - n.d.b.) per Dylan Dog: La Macchina Umana? Una storia molto intensa e, se vogliamo, politica.

La macchina umana è la mia idea di Dylan Dog oggi. Provare a raccontare ancora l’incubo e la paura di un uomo, sempre lui, sempre l’inquilino di Craven Road, ma legandolo strettamente al nostro presente. Direi che di case infestate e serial killer abbiamo parlato abbastanza.


Cosa pensi dei premi?

Dal mio punto di vista, i premi migliori sono l’occasione di ricevere un attestato di stima da persone competenti, in alcuni casi da veri e propri riferimenti. Questo non può che fare piacere. Ricordo in particolare un premio ricevuto dall'ANAFI e un Micheluzzi vinto quando presidente di giuria era Silver.


Per finire, ovviamente: "progetti futuri?"

L’augurio è che Mercurio Loi sia un progetto futuro oltre che presente. Poi c’è ancora Dylan Dog, con una storia in cui incontra proprio Valter Buio, la saga del Pianeta dei Morti e poi forse ancora lo psicanalista dei fantasmi.

A presto... a Terni!

Nessun commento:

Posta un commento